Il sindaco “briccone”
I conservatori vogliono esportare fuori Londra il modello Boris Johnson
Il sindaco di Londra, Boris Johnson, “quell’amabile briccone dell’antipolitica”, come è solito definirlo il suo biografo Andrew Gimson, si è trasformato in poco meno di un anno in un modello per la politica inglese. David Cameron, leader dei conservatori che lanciò Johnson quasi per gioco nella corsa londinese, ha annunciato di voler esportare “lo stile Boris” nelle principali città del Regno Unito.

Il sindaco di Londra, Boris Johnson, “quell’amabile briccone dell’antipolitica”, come è solito definirlo il suo biografo Andrew Gimson, si è trasformato in poco meno di un anno in un modello per la politica inglese. David Cameron, leader dei conservatori che lanciò Johnson quasi per gioco nella corsa londinese, ha annunciato di voler esportare “lo stile Boris” nelle principali città del Regno Unito. I grandi centri urbani “hanno bisogno di grandi personalità”, ha spiegato Cameron, ringalluzzito dagli ultimi sondaggi che danno di nuovo i Tory davanti di una ventina di punti al New Labour, dopo la breve luna di miele degli inglesi con un Gordon Brown in versione salvacrisi. I conservatori hanno intenzione di organizzare referendum nelle principali metropoli inglesi per chiedere ai cittadini se vogliono eleggere direttamente il loro sindaco (come succede a Londra): “Se riusciamo ad avere maggiore discrezionalità a livello locale – ha spiegato Cameron – Se diventa possibile prendere decisioni e stanziare fondi a livello locale, possiamo ottenere prestazioni migliori”. Per i conservatori si tratta di una svolta strategica decisiva: tradizionalmente la destra si è curata più dell’elettorato delle campagne che di quello delle città, ma ora ha scoperto di poter ambire anche al voto di centri come Newcastle, Liverpool e Manchester. E’ stato Boris Johnson a rivelarlo.
A una decina di mesi dalla sua vittoria a sorpresa contro Ken Livingstone, il sindaco di Londra ha imparato a gestire la città con una dimestichezza che ha confermato l’idea che Johnson potesse essere l’avamposto della riconquista del potere da parte dei Tory. Boris ha un caratteraccio, è umorale e iracondo, sa essere simpatico come del tutto inopportuno, e da molti è vissuto come lo snob di Eton che, annoiato dalla vita da riccone, ha deciso di distrarsi con il giocattolo della politica. Non a caso l’ultimo (piccolo) scandalo che ha riempito le pagine londinesi dei giornali inglesi è stato denominato “fuckingate”: Johnson ha ricoperto di parolacce un deputato conservatore che lo aveva fatto arrabbiare. Poche settimane fa, il sindaco aveva dovuto scusarsi pubblicamente perché era stato beccato mentre girava tranquillamente in bicicletta dentro al municipio.
Il fatto che i forum del sito dell’Evening Standard siano pieni di commenti sulla simpatica incontinenza di Johnson dà il senso di come è percepito il sindaco di Londra. Vivace e imprevedibile, i londinesi sanno di aver a che fare con un personaggio un po’ matto, ma altrettanto determinato nel portare avanti i suoi progetti, ancor più decisivi in un momento tanto cupo per la capitale inglese. Ma il sindaco è anche l’esperimento vivente del futuro dei Tory. Così tutti lo tengono sotto controllo.
Il fatto che i forum del sito dell’Evening Standard siano pieni di commenti sulla simpatica incontinenza di Johnson dà il senso di come è percepito il sindaco di Londra. Vivace e imprevedibile, i londinesi sanno di aver a che fare con un personaggio un po’ matto, ma altrettanto determinato nel portare avanti i suoi progetti, ancor più decisivi in un momento tanto cupo per la capitale inglese. Ma il sindaco è anche l’esperimento vivente del futuro dei Tory. Così tutti lo tengono sotto controllo.
Lui non si fa intimidire. Rincuora “i ragazzi della City” che perdono il lavoro; rassicura gli architetti disoccupati sul fatto che la città non tornerà triste e monotona com’era prima della rivoluzione thatcheriana; dice ai pochi banchieri che ancora sopravvivono di donare il 50 per cento dei loro bonus non meritati per non vedere più, entro il 2012, barboni costretti a dormire per strada. Perfettamente allineato con la nuova mentalità conservatrice (che subisce più l’influsso obamiano di quello churchilliano), Johnson si è impegnato in una battaglia ambientalista contro il governo laburista che vuole ampliare l’aeroporto di Heathrow. Lo scontro è diventato nazionale, il fattore “salviamo il pianeta” – che oggi si porta molto dentro e fuori le urne – è stato scippato alla sinistra e persino il Guardian che è da sempre inorridito dal sindaco ha ammesso che forse Johnson “fa sul serio”. Infine il sindaco ha tagliato di 3 miliardi di sterline i budget astronomici di Livingstone ed è così fiero del suo programma di razionalizzazione che quando qualcuno imputa i tagli al personale alla crisi Johnson precisa che no, non è il credit crunch, “è la vocazione all’efficienza”.
I detrattori hanno sempre pensato che, di fronte ai fatti concreti della vita della città, l’evanescente Johnson sarebbe infine cascato. Poi è arrivata la neve a Londra, nel momento in cui il resto dell’Inghilterra era mezzo paralizzato a causa degli scioperi protezionisti contro i lavoratori stranieri (italiani soprattutto). Nonostante i disagi e l’incredulità dei londinesi, la città non si è fermata e anche da sinistra sono arrivate caute parole di elogio. Johnson, parafrasando un ferroviere che nel 1991 aveva detto in un’intervista che i treni erano fermi a causa di “una tipologia sbagliata di neve”, ha commentato serafico: “Questa è la giusta tipologia di neve, è soltanto sbagliata la quantità. Il mio messaggio al cielo è: ‘Hai mostrato uno ‘snow power’ meraviglioso, ma ora direi che ne abbiamo avuto abbastanza’”.